rssl_fanfic: [ITALIAN FANFIC] Galat
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utte le parti... e lezioni, orari folli e quant'altro,
sono riuscita a scriverla solamente in questi giorni! Ars adeo latet arte sua*
- Ovidio, Metamorfosi
Ruvida.
I polpastrelli sfilarono lungo il suo braccio candido, percorrendo sentieri immaginari. Una mano ruvida, piena di calli, segnata dalle cicatrici. La sua mano sana, in carne, ossa e sangue, calda e dura.
Alphonse spostò lo sguardo da quella mano all'altra, quella fatta di acciaio, rame e nichel. Il senso di colpa lo avvolse, sentendosi quasi un ladro.
Per scacciare quei pensieri si concentrò sulla sensazione della pelle di Ed sulla sua. Non fu un grande sforzo: ogni volta che Ed lo toccava, Alphonse sentiva le farfalle svolazzargli nello stomaco per l'emozione.
- Ricordi come ti sei fatto questa cicatrice? - gli stava domandando nel frattempo Ed con voce sognante - Te l'eri fatta cadendo dall'albero di mele! Ti ricordi? -
Alphonse socchiuse gli occhi, perso nel labirinto dei ricordi. Certo che mi ricordo, pensò, ricordo ogni singolo momento trascorso assieme a te. Lo custodisco come un tesoro.
- Mi ricordo, fratellone. - ammise quietamente.
Edward continuò a far passare le sue dita su quella porzione di pelle: avanti, indietro, avanti. Tracciò una mezzaluna, accarezzando l'ombra di quella cicatrice.
Al rilasciò un sospiro mentre il fratello maggiore continuava a toccare il suo braccio in quel modo ipnotico, languido.
Ed lo faceva spesso, negli ultimi mesi. Toccava le sue braccia, le sue gambe, il suo viso, i suoi capelli.
Ed ogni volta che Edward lo toccava, casualmente o involontariamente, per Al era una sensazione nuova e struggente. Non che ci fosse qualcosa di più della solita intimità fraterna - Al non riusciva nemmenO a sperarlo - ma il suo cuore si stringeva sempre in quei momenti: con incredulità, piacere e felicità.
Era la perfezione totale.
Ed dovette notare il sorriso beato che nacque sulle sue labbra, perché gli si rivolse, con un ghignetto divertito: - Ti sto facendo il solletico? -
Alphonse aprì gli occhi: - Ti piacerebbe, eh? -
- Cos'è, una sfida? - Ed si rivoltò su un fianco, verso di lui. Una luce maliziosa comparve nei suoi occhi ambra - Perché se è una sfida, Al, hai appena dato inizio ad una guerra senza prigionieri! E io la vincerò... ovviamente! -
Gli si gettò addosso, cercando di far passare le sue mani sotto la canottiera leggera del fratello minore nel tentativo di fargli il solletico. Al rise di cuore mentre lottava contro Ed, cercando di difendersi e nel frattempo contrattaccare.
Solo alla fine lasciò vincere Ed, perché gli piaceva sentire il suo peso sul petto e vedere il suo viso così vicino al proprio che se si fosse sollevato di un centimetro e le loro labbra avrebbero potuto sfiorarsi.
- Visto? - ghignò Ed, soddisfatto della sua vittoria - Visto che succede a sfidare il Grande Edward Elric? - scoppiò a ridere e Al sorrise a sua volta, incapace di trattenersi.
Gli era mancato.
Gli era mancata la pelle contro la pelle, il solletichio dei capelli di Ed sul suo viso, il calore del suo respiro contro la gola. Come gli era mancata la prurigine dell'erba contro le mani, la sofficità della terra nuda tra le dita.
Con ogni cellula del suo corpo, Alphonse Elric sentiva.
Già, quel corpo smembrato per punire un tentativo di resurrezione blasfema era tornato, custode della sua anima. Era di nuovo se stesso, completo, anima e corpo, fiato e battito, pelle e carne e ossa e vita.
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sse due voltee u u Good Looking
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